Giorgia Soleri torna al centro del dibattito pubblico con un gesto semplice ma potentissimo: mostrare il proprio addome gonfio, quello che lei stessa definisce “endobelly”, per rispondere a un commento ricevuto su Instagram. Un episodio che, da potenziale invasione della privacy, si è trasformato in un’occasione di sensibilizzazione su una malattia che colpisce milioni di donne, ma che continua a essere poco conosciuta e spesso minimizzata: l’endometriosi.
La trentenne influencer, modella e scrittrice, nota anche per la partecipazione a Pechino Express e per la sua precedente relazione con Damiano David, ha condiviso un video in cui solleva la maglietta e mostra il gonfiore addominale. Il tutto per rispondere a un utente che le aveva chiesto se fosse incinta, giustificando la domanda con un presunto aumento di peso. Un commento che, pur formulato con apparente gentilezza, ha toccato un tema delicatissimo per chi convive con una malattia cronica.
La risposta di Soleri è stata diretta e priva di giri di parole: «No. Sono malata». Una frase breve, che però racchiude la fatica quotidiana di chi affronta una patologia complessa e spesso invisibile agli occhi degli altri. Con un pizzico di ironia amara, ha aggiunto: «Senza offesa, sia chiaro», riprendendo le parole dell’utente che aveva cercato di attenuare la propria invadenza.



Nella didascalia del video, Soleri ha spiegato perché ha scelto di esporsi ancora una volta. Marzo è il mese dedicato alla consapevolezza sull’endometriosi, una malattia che colpisce circa una donna su nove, ma che continua a essere poco diagnosticata e poco compresa. La domanda ricevuta, ha sottolineato, è solo una delle tante che le arrivano ogni giorno, segno di quanto sia diffusa la disinformazione su questa condizione.
Il cosiddetto endobelly è uno dei sintomi più comuni e frustranti dell’endometriosi. Si tratta di un gonfiore addominale improvviso, spesso doloroso, che può comparire senza preavviso e modificare drasticamente l’aspetto del ventre. Per chi non conosce la malattia, può essere facilmente scambiato per una gravidanza. Per chi, invece, convive con l’endometriosi, può rappresentare un ulteriore motivo di disagio, soprattutto quando diventa oggetto di commenti non richiesti.
Soleri ha ricordato anche un aspetto spesso ignorato: l’endometriosi può compromettere la fertilità. Secondo le stime, tra il 40% e il 50% delle donne affette può avere difficoltà a concepire. E la domanda «Sei incinta?» può risultare dolorosa, soprattutto per chi sta cercando una gravidanza che non arriva. «Se fossi alla ricerca di un figlio, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi», ha scritto.
Nel suo messaggio, l’attivista ha parlato anche del rapporto complesso con il proprio corpo. Un corpo che cambia, che si gonfia, che fa male, che risponde alle terapie in modi imprevedibili. Un corpo che, oltre alla sofferenza fisica, deve fare i conti con lo sguardo costante degli altri, con giudizi e aspettative estetiche che non risparmiano nemmeno chi affronta una malattia cronica. «La sfida», spiega, «non è solo convivere con il dolore, ma accettare i cambiamenti che la malattia e le terapie impongono, spesso senza che io possa farci molto».


Soleri denuncia anche la pressione sociale che pesa sulle donne, malate o meno: quella di apparire sempre curate, belle, conformi agli standard estetici dominanti. «La cosa più sconvolgente», scrive, «è che anche da malata ci si aspetta che una donna faccia sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando». Una riflessione che va oltre la sua esperienza personale e tocca un tema culturale più ampio: la tendenza a giudicare i corpi femminili, a commentarli, a considerarli sempre disponibili allo sguardo altrui.
Il suo appello finale è chiaro e potente. Soleri non chiede compassione né complimenti. Chiede ascolto, credibilità e cure adeguate. Chiede che il sistema sanitario riconosca la malattia e che le istituzioni investano in ricerca, formazione e sensibilizzazione. Chiede che le donne non debbano più aspettare una media di dieci anni per ottenere una diagnosi, come spesso accade oggi. Chiede che nessuna venga più etichettata come ansiosa, esagerata o isterica quando descrive il proprio dolore.
Il video di Giorgia Soleri ha riacceso il dibattito sull’endometriosi, dimostrando ancora una volta quanto sia importante parlare di questa malattia senza tabù e senza superficialità. In un mondo in cui i social amplificano tutto — anche l’invadenza — la sua scelta di mostrarsi vulnerabile diventa un atto politico e umano insieme: un invito a guardare oltre l’apparenza e a riconoscere la complessità delle vite altrui.